Mtoto simba

La traduzione del titolo sarebbe bambino leone e credo sia proprio azzeccata. Primo pomeriggio. Dopo l'immancabile pennichella, mi avvio verso l'edificio centrale della Missione per vedere cosa c'è da fare. Mi viene incontro Pascal (un seminarista) e mi avvisa che c'è un papà preoccupato perchè suo figlio si ferito un piede andando in bicicletta. Breve conciliabolo col padre ed annessa traduzione swahili inglese francese italiano, da cui si arguisce che la ferita abbastanza seria: non si può medicare qui, occorre andare a Msange. Noi partiamo col Toyota; il padre torna verso Kisanga e ci raggiungere con un camioncino messogli a disposizione dalla Missione. Arriviamo a Msange e ci sono solo due suore: Evarista (ostetrica) e Pudenziana (cuciniera). Ovviamente parlano solo kiswahili. No problem ... o meglio hakuna matata: a gesti, brandelli di inglese maccheronico e storpiature di kiswahili le informiamo della situazione. Evarista viene con me in medicheria. I ferri sono pochi: in compenso ci sono i guanti ed almeno tre aghi per sutura. C'è il disinfettante, ci sono bende e cerotti: aspettiamo il mtoto (bambino). Arriva portato in braccio dal padre ed accompagnato da una dozzina di parenti e conoscenti. Ha il piede insanguinato e coperto da un bendaggio provvisorio. Dovrebbe avere sette otto anni. Tolte le bende, vediamo l'alluce, che stato preso dalla catena della bicicletta, semitranciato, semirovesciato plantarmente, con le due falangi distali esposte. Brutta ferita. Il bambino tace. Il padre pure. Io comincio a sudare. Evarista prova a praticare una (inefficace) anestesia per infiltrazione perilesionale con una siringa normale: il bambino digrigna i denti ma NON muove il piede e non si lascia sfuggire un lamento. Laviamo e disinfettiamo il più possibile ed iniziò a suturare. Fisso il polpastrello con due punti provvisori posteriori (superficie plantare): la pelle troppo callosa ed incartapecorita dall'abitudine a camminare a piedi nudi ed semistaccata dalla carne sottostante, ma questi due punti mi servono solo per tenere fisso il polpastrello in modo da incapppucciare bene l'osso e suturare il meglio possibile anteriormente (in prossimità dell'unghia). Il bambino soffre vistosamente ma non fiata. Amanda lo accarezza e lo tiene per mano. Il padre immobile in un angolo e tace. I punti anteriori sono un incubo: la pelle dura, gli aghi si deformano, il bambino soffre e continua a tacere; ma, soprattutto, non ritrae il piede che nessuno tiene fermo. Alla fine riusciamo a far combaciare i margini della ferita e a tirare i punti di sutura: io sudo, ma anche Evarista tesa. Arriva anche Will, guarda, accenna a qualcosa circa l'opportunità di rendere netti i bordi della ferita; annuisco e provvedo a togliere pelle morta e sutura provvisoria plantare. Sono passate due ore: ora la sutura completa, il bimbo si rilassa. Io sono sempre sudato. Altro disinfettante, garza sterile, bendaggio il più immobilizzante possibile: quello che non fa la sutura può farlo il bendaggio. Il bambino non ha fiatato, non ha versato una lacrima; nessuno dei familiari ha dato in escandescenze. Vanno tranquilli prendere gli antibiotici di rito, aspettano che al piccolo venga praticata l'antitetanica. Un fugace sorriso, un asante a bassa voce e tornano a casa. Nessuno si agitato, nessuno si scomposto, il bambino ha sopportato un dolore non indifferente, soprattutto quando abbiamo dovuto passare con due punti sotto la radice dell'unghia. Coraggioso come un giovane leone. Il sorriso sul faccione di Evarista e la scanzonata tranquillità di Will mi fanno sentire bene: non ho certo fatto un lavoro di alta qualità, ma loro mi hanno promosso lo stesso. Per la cronaca, il decorso nei tre giorni successivi l'evoluzione stata buono: poco dolore e niente febbre. Nel corso dell'ultima medicazione a cui ho assistito, effettuata quattro giorni dopo l'intervento, la ferita non era maleodorante, i bordi combaciavano senza esuberanza di tessuto, il poco sangue perso durante la medicazione era rosso chiaro e non c'erano segni di flogosi. Poi siamo partiti: sarà andata bene o saranno insorte complicazioni? Lo sapremo l'anno prossimo, se torneremo. Intanto abbiamo regalato al nostro mtoto simba un paio di scarpe per il suo coraggio ... e per evitare che anche l'altro alluce faccia la stessa fine!

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